Casoli è uno dei borghi più antichi della Val di Lima, le prime
tracce umane (cacciatori nomadi) nella zona risalgono al
Paleolitico Medio, presenza confermata dal ritrovamento di un
manufatto in selce nera fra numerosi ossi d’orso e di altri
animali in località “Carboneria” (ubicata poco più in basso del
borgo), a questi cacciatori nomadi in seguito si aggiunsero
alcune tribù nomadi provenienti dalla costa ligure, che diedero
vita ai primi insediamenti stabili.
La
storia di Casoli ha inizio da uno di questi primi insediamenti
celtici, nato presso una fortificazione eretta nella parte più
in alto e impervia della colina, questo primo “Castellare” in
grado di offrire riparo in caso di pericolo alla popolazione (Ligure-Apuana)
del villaggio “Vici”,dislocata prevalentemente all’interno della
numerose grotte circostanti (alcune di queste utilizzate
successivamente come cantine sono visibili ancora oggi in molte
case del borgo), ospitava al suo interno anche il centro sacrale
del “Conciliabulum” (suddivisione territoriale dei Liguri-Apuani),
le cui rovine oggi formano un complesso litico fra i più
interessanti e misteriosi della provincia di lucca.
Nel 180 a.C. i romani, dopo una seria di spedizioni militari in
Val di Serchio, riuscirono a scoffiggere e a sottomettere i
Liguri-Apuani. iniziando a colonizzare la Garfagnana e le valli
limitrofe, la romanizzazione della Val di Lima coinvolse anche
il piccolo villaggio celtico di Casoli ( toponomio di origine
latina “casa” – “casae”), tracce di questo insediamento romano
furono scoperte dal maestro Claudio Puccini nel 1975 all’interno
di una grotta detta della “Piella” (dall’albero “taxus bacata”,
che cresce spontaneamente all’ingresso della grotta),
all’interno della cavità, successivamente esplorata dal Centro
Studi Archeologici Lucca, oltre a dei frammenti di ceramiche e a
degli oggetti in bronzo, furono trovate una ventina di monete
romane coniate nel III secolo d.C.
Dopo la caduta dell’Impero romano, la Val di Lima venne occupata
dall’esercito barbaro dei Goti e successivamente dai Longobardi, Casoli come gli altri paesi della valle ne condivise la sorte e
oggi è uno dei pochi paesi della provincia di Lucca, che di
questi due popoli conserva ancora alcune tracce, nel 1981
all’interno di una casa diroccata furono rinvenute alcune
pregevoli vestige longobarde, fra le quali una pietra in arenaia
con inciso centralmente un’iscrizione longobarda (forse l’unica
fino ad oggi rinvenuta in Italia centrale), composta da 13
segni. La pietra secondo uno studio effettuato al momento della
sua scoperta dagli storici R.Ambrosini, C.Puccini e M.Zecchini,
presenterebbe una fonetica e una morfologia tipicamente
longobarda, nonostante risulti scolpita in caratteri gotici
appartenenti all’alfabeto del tipo “Gotico I” (il 1° e il 5°
segno presentano una forma a ricciolo caratteristica di
quest’alfabeto, lettera runica equivalente alla nostra o), i tre
storici alla fine dei loro studi gli attribuirono la seguente
traduzione UUOTORNAVEISSI “agli invasati (o indemoniati) grazia
sia”.
Con l’arrivo dei Longobardi, iniziamo ad avere le prime notizie
documentate di questo paese dal passato misterioso, Casoli viene
citato per la prima volta in una pergamena del 983, nella quale
il Visconte Fraolmo figlio di Fraolmo ottenne dal Vescovo di
Lucca Teudigrimo in allivellamento dei beni posti in “Casule”,
il Visconte Fraolmo (discendente del potente casato longobardo
di Teudimondo del fu Sisemundo) in quel periodo oltre a
possedere un vasto patrimonio ricoprì un ruolo importante
nell’allora società lucchese, riuscendo ad ottenere
l’investitura di “Vicecomes” e da lui discenderanno i nobili di
Montemagno, i nobili di Lombrici (Camaiore), i nobili di
Careggine e i potenti nobili di Corvara e di Vallecchia.
Nel
1180 presso la chiesa di S.Quirico Ponticello (l’attuale Monte
S.Quirico di Lucca), venne redatto un’importante documento per
la storia di Casoli, in questa pergamena il presbitero Amito
della chiesa di S.Donato in Casoli e i Consoli del castello di
Casoli, Donto del fu Arrigo e Orsello del fu Baroncello,
giurarono fedeltà al Vescovo di Lucca Guglielmo, questo
documento scritto quando il paese apparteneva al feudo dei
Porcaresi, conferma l’avvenuta
edificazione della sua chiesa
parrocchiale e del suo castello “Castro de Casore” eretto sopra
l’antica fortificazione Ligure (località ancora oggi detta
“Castello”) probabilmente all’inizio del XII secolo, ma
soprattutto documenta l’avvenuta costituzione del suo “Comune”,
il primo documentato in Val di Lima e fra i primi in lucchesia.
Nel XIII secolo, Lucca desiderosa di espandere i suoi confini
cercò di sottomettere la Val di Lima, i castelli della valle fra
i quali Casoli, per sottrarsi al giogo lucchese chiesero
protezione a Papa Gregorio IX (in quel periodo in piena lotta
con Federico II alleato di Lucca), riuscendo ad allontanare il
pericolo, ma Lucca non rinunciò al progetto e negli anni
successivi riuscì ugualmente a sottometterli tutti, per la
scarsità di documenti non sappiamo quando Casoli finì sotto
l’insegne lucchesi, ma nello Statuto Lucchese del 1308, risulta
già appartenere alla “Vicaria Terrarum Civium et Vallis Lime”.
Alcuni anni dopo Lupo Lupari Signore di Benabbio e in quel
periodo anche Signore di Casoli, per una questione di danaro
entrò in lite con l’amico e alleato Castruccio Castracane
Signore di Lucca, che per punirlo lo scacciò dalle “Terre”
lucchesi impadronendosi dei suoi beni.
Nel 1336 Firenze riprese le ostilità con Lucca (e suoi Signori
gli Scaligeri) inviando le sue milizie comandate da Pietro de
Rossi, a “guastare e arrecar danno” nel contado lucchese, ai
primi di marzo le milizie fiorentine cercarono di valicare le
montagne pistoiesi per assaltare il castello di Casoli, ma
durante la marcia di avvicinamento sulle montagne si abbattè un
violento temporale, che costrinse i soldati a rinunciare
all’azione e a rientrare alla base, nei giorni seguenti le
milizie si spostarono in altre zone e il castello di Casoli si
salvò senza rendersene conto.
Nel 1405 nel paese venne commesso un omicidio, in una lite
scoppiata forse per rivalità di famiglie fu ucciso Nuto di
Giovanni, Il 1 aprile Nuto di Giovanni mentre percorreva la via
principale del paese giunto “Al Balco” , venne aggredito e
ucciso (nel punto dove venne compiuto il delitto fu scolpita una
croce nel muro ancora visibile oggi) da Nicolao di Martino Puccianti (all’agguato parteciparono anche Biagio di Bonagiunta
Puccianti e Giovanni Micheli), i tre assalitori dopo il delitto
scapparono dal paese insieme ad altri 15 seguaci di Nicolao di
Martino, Il vice Vicario Bonagiunta Martini inviò ad indagare il
notaro Mazino Bartolomei e informò immediatamente Paolo Guinigi,
che immediatamente ordinò la loro cattura disponendo il
sequestro dei loro beni e per motivi di sicurezza chiese al
Vicario Nicolao Dardagnini di risiedere nel castello di Casoli
per qualche giorno, alcuni giorni dopo il delitto Paolo Guinigi
era venuto a conoscenza di un possibile colpo di mano su Casoli
da parte dei fuggiaschi, cosa che avvenne alcuni mesi dopo, la
sera del 21 luglio quattro uomini cercarono di entrare nel
borgo, per uccidere un certo Nanni e nella scaramuccia che ne
seguì fu ucciso un assalitore e due donne del paese.
Nel 1807 durante il Principato di Elisa Baciocchi, gli
amministratori napoleonici sempre pronti a spremere denaro ai
lucchesi, contestarono alla comunità di Casoli un debito (5000
lire) contratto secondo loro con l’amministrazione lucchese due
secoli prima, quando l’epidemia di peste colpì duramente il
paese, i casolini dopo una serie di controlli riuscirono a
dimostrare che non si trattava di un debito, ma di una tassa non
pagata completamente e se la cavarono con una piccola somma.
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